ECO — Essenziale
È adatto quando si vuole disporre di una rappresentazione semplice del suono.
EEV è un formato aperto pensato per catturare l’identità vibratoria di un suono in modo strutturato e leggibile. Non cerca soltanto di dire quale nota viene suonata, ma di conservare ciò che costituisce la firma reale di un suono: le sue parziali, la sua evoluzione, la sua tenuta, la sua densità, il suo timbro e il suo comportamento vibratorio globale.
Per un terapeuta del suono, due suoni accordati sulla stessa frequenza fondamentale non vibrano necessariamente nello stesso modo. Possono avere un colore diverso, una ricchezza diversa, una tenuta diversa e una sensazione diversa. EEV serve proprio a descrivere questa differenza in modo strutturato, affinché un software possa leggerla, confrontarla, archiviarla, trasmetterla o usarla per guidare un’analisi più fine.
Il formato EEV può essere prodotto a più livelli di qualità. L’idea non è cambiare la natura del formato, ma aumentare progressivamente la finezza della descrizione del suono in base all’uso previsto.
È adatto quando si vuole disporre di una rappresentazione semplice del suono.
Permette un confronto più affidabile e una lettura più sfumata della firma vibratoria, pur restando relativamente compatto.
È adatto agli usi in cui l’evoluzione temporale e la morfologia vibratoria del suono contano davvero nell’analisi.
È destinato agli usi che richiedono la rappresentazione più ricca possibile del suono per lo studio approfondito e la risintesi.
Il formato EEV può essere distribuito in due forme principali.
È la forma di base, leggibile e strutturata del formato.
È la versione compressa dello stesso contenuto. Permette di trasportare o archiviare le impronte in modo più compatto, mantenendo la stessa logica dei dati.
Una struttura semplice, concepita per contenere una sola impronta vibratoria. È la scelta più diretta quando si vuole memorizzare, trasmettere o trattare un suono alla volta.
Una struttura libreria, concepita per contenere più impronte in uno stesso insieme organizzato. È utile quando si vuole gestire una collezione di suoni, costituire una base di riferimento o raggruppare più impronte in uno stesso file logico.
EEV è utile non appena un software deve trattare il suono in modo diverso dal semplice audio grezzo o dal semplice nome di nota.
Conservare un’impronta vibratoria sfruttabile.
Confrontare più suoni tra loro.
Annotare le qualità sonore e vibratorie di uno strumento.
Archiviare firme sonore.
Trasmettere analisi tra strumenti o tra ambienti software.
Ricreare il suono di uno strumento nella sua essenza, nella sua anima (risintesi).
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Un reader può restare tollerante. Un writer canonico deve restare rigoroso, leggibile, stabile e riproducibile. È questa disciplina che rende il formato affidabile.